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Attività artistica > Strumenti musicali > Liuti
Dulcis in fundo, quello che in Occidente viene inteso come il liuto per antonomasia, vale a dire lo strumento che vide la sua diffusione in Europa dal Quatttrocento in avanti, che vide la sua massima diffusione nel Cinquecento, conobbe la sua trasformazione (di forme, funzioni e tecniche) nel Sei/Settecento, fino a scomparire di fatto intorno alla metà del Settecento. Strumento di uso colto, divenne in Europa il diletto della nobiltà, anticipando quella che sarà la diffusione del pianoforte presso la borghesia ottocentesca.
Lo tratto in coda perché è una specie di "caso anomalo" nella famiglia che abbiamo presentato: diffusione colta, tecnica a dita, logica polifonica, ne fanno uno strumento più che mai "a parte" nel gruppo dei liuti mediterranei, altrimenti - pur nella loro varietà - di uso popolare e suonati a plettro.
Avendo studiato e praticato per alcuni la musica antica, sia medievale che rinascimentale, ho suonato in varie occasioni il liuto rinascimentale. Ne possiedo uno "da studio", modello elisabettiano a sette cori. Personalmente adoro Francesco da Milano tra gli italiani, e l'immancabile John Dowland tra gli inglesi. Discorso a parte per Bach: pur adorandolo più che mai, richiederebbe l'uso del liuto barocco, sul quale non mi sono ancora cimentato. Per ora...