Sergio Pugnalin


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Curricula

Qui sopra l'articolo che mi ha dedicato Gaetano Lo Presti, acuto giornalista (oltre a molte altre cose...), residente in Valle d'Aosta, ma di "origina straniera" come me — una condizione per molti versi scomoda in Valle, che sembra però conferire uno speciale dono di chiaroveggenza delle cose. L'articolo che mi ha dedicato qualche anno fa dimostra una comprensione assai rara del mio lavoro. Di questo lo ringrazio. Se volete curiosare tra i suoi articoli, molti dedicati alla musica, questo è il link al suo blog.

Qui di fianco, invece, una copertina del un numero 50 di Seicorde, rivista dedicata alla chitarra, sulla quale anni fa sono usciti miei articoli — prevalentemente sulla chitarra acustica (spero di ritrovarli prossimamente nel mio archivio...)

n. 50
Sì, la chitarra è popolare: uno spiraglio sul mondo della chitarra acustica

n. 51
Pierre Bensusan: il viaggio reale ed ideale di un musicista francese con la sua chitarra acustica

n. 52
Le accordature aperte: lo scenario della chitarra acustica

n. 53
Uno strumento simbolo: la chitarra folk come bandiera del movimento giovanile negli anni Sessanta

n. 54
L'Inghilterra scopre il folk

L'intervista a Prove Aperte, mensile web di musica e spettacolo, a Marco Giaccaria e a me — sempre datato a qualche anno fa, quando la collaborazione tra me e Marco era molto attiva e feconda.

"Provenite tutti da una formazione classica, ma il vostro linguaggio percorre sentieri inconsueti e coraggiosi, come nasce questa idea?

MARCO: Io sono arrivato alla formazione classica dopo essere passato per il rock e la musica popolare; ho iniziato gli studi accademici intorno ai vent'anni, per cui mi è del tutto naturale occuparmi di musiche distanti tra loro (in senso geografico e temporale).
SERGIO: La mia formazione, invece, ha avuto un inizio assolutamente "classico", in tutti i sensi: lezioni da bimbo a scuola di musica, solfeggio, esami, con tutto il buono e il cattivo di questo iter — intendo soprattutto la ristrettezza di vedute, oltre alla scarsa ricerca e sperimentazione. Ho avvertito precocemente, prima a livello istintivo, poi razionale, i limiti di questo percorso: sono perciò andato a battere altre vie, che appagassero la mia curiosità. Allora si trattava necessariamente di avventure solitarie, perchè l'istituzione era veramente sorda... Ma non mancavano, fortunatamente, gli insegnanti illuminati, che appoggiavano le tue ricerche. Grazie a questo, e ad un incrollabile desiderio di conoscenza, mi sono formato altre competenze.
La ricerca di sentieri inconsueti è quindi stata la risposta ad un bisogno personale, più che un'idea professionale o, peggio ancora, commerciale...

Per leggere il testo intero potete cliccare qui.

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